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giovedì 7 marzo 2013

Vaccinare... si o no?

i tik di mammapancia: Vaccinare... si o no?:


Incontro informativo sulle vaccinazioni

 Con proiezione del video 
“ Il ragionevole dubbio”

 Venerdì 15 marzo 2013  h 17 

 Presso l’asilo nido "L'Emilio"
Via Bruno Molajoli, 66 Acilia

sabato 23 febbraio 2013

Cosa succede quando li si lascia piangere?

Quando i bambini piangono  perché hanno fame, oppure perché hanno bisogno di essere presi in braccio, o qualche rumore li ha spaventati, se non vengono consolati immediatamente, sorge in loro la paura, poichè non sentono la presenza vicina di chi si prende cura di loro. 
Anche se noi sappiamo di essere nei loro paraggi, o che tra 5 minuti li prendiamo in braccio o, peggio ancora, li facciamo piangere perchè fa "bene" ai loro polmoni, e pensiamo che il loro pianto sia una sciocchezza, loro questo non lo sanno, vogliono solamente essere consolati e sentiti sicuri.
A partire da questo momento si attivano i sistemi più antichi di  risposta all'allarme: il sistema IIA (ipotalamo-ipofisario-adrenalinico), il sistema adrenergico e le catecolamine.

Come funziona tutto ciò?
Innanzi tutto il nostro corpo si deve preparare per il peggio: scappare o aggredire, per cui l'amigdala (una parte del nostro cervello emozionale) invia messaggi affinché si attivi tutto un sistema ormonale capitanato dall'adrenalina ed altre catecolamine che vanno a provocare un'attivazione generale.

Immagina un momento di stare a letto, morto di sonno, gli occhi chiusi quasi addormentato, quando senti un rumore strano dal vano delle scale. Per caso non ti passerebbe il sonno immediatamente, e con gli occhi spalancati starai attento a tutto ciò che succede? Beh, ciò è dovuto all'attivazione di tutto questo sistema.
Tutto il flusso chimico e ormonale inonda violentemente il cervello, puntando direttamente l'amigdala che rimane collassata. 

I bambini che piangono e non vengono consolati immediatamente possono piangere disperatamente fino a che l'amigdala si collassa. 
Poiché la natura è saggia e sa che il corpo non resisterà a lungo in una situazione come questa, di solito lo compensa con la secrezione di sostanze di carattere oppiaceo, come le endorfine, serotonina, che provocano un abbassamento del sistema di allarme nel soggetto, che resta come drogato! Ecco perchè poi si addormentano!!!!

Non solo, c'è da aggiungere che, una volta la amigdala resta collassata, è possibile che il bebè entri in uno stato di shock, che naturalmente porta al rilascio degli sfinteri (perdita di cacca e/o pipì) e vomito.
Quindi il bambino non vomita apposta o se la fa sotto apposta per essere cambiato, ha avuto "semplicemente" uno shock!

domenica 10 febbraio 2013

Cinque anni fa cominciava in me una nuova vita

Cinque anni fa, finito di pranzare con mio marito, freschi di matrimonio da appena 23 giorni, mi andavo a sedere sul divano per una siesta, quando avvertii un piccolo dolore, pungente, all'addome, esattamente all'altezza dell'ovaio sinistro.
Mi toccai la zona dolente, non era così forte, sopportabile, ma comunque lo notavo. Immediatamente, nel giro di pochissimi attimi di secondo, feci tutto un ragionamento, allora mi alzai, presi il calendario e andai a vedere quando era stato il primo giorno dell'ultima mestruazione: erano passati 18 giorni, e le ultime due notti avevo amato mio marito con tutta me stessa. Si, ero incinta!!!!!  Me lo sentivo, dentro di me stava nascendo una nuova vita, ero emozionatissima.
Avvisai immediatamente mio marito, il quale non credette alle mie parole. Passai le settimane successive in ansia, ma i sintomi ed i segni erano sempre più chiari: seni ingrossati, nausea mattutina e fastidio per certi odori che fino ad allora apprezzavo.
Così intorno al 23 marzo (non ricordo bene quella data) feci il test di gravidanza alle 5 di mattina e risultò per ben due volte positivo! che emozione!!! 
Svegliai il papà per avvisarlo, non riuscivo a resistere fino l'indomani mattina, e gli diedi la bellissima notizia! Dopo un piccolo "spavento" di entrambi, cominciammo immediatamente a cercare un nome per il nostro bebè. E l'avventura ebbe inizio!

L'arrivo di questo esserino, accolto nel mio utero con tanto amore, mi ha cambiato la vita e le sono veramente grata!


mercoledì 6 febbraio 2013

Insegnare bene ai propri figli


Insegnare bene ai propri figli


Insegnate queste verità ai vostri bambini:
· che non hanno bisogno di nulla al di fuori di se stessi per essere felici
· che il fallimento è un’invenzione
· che ogni tentativo è un successo
· che ogni sforzo ottiene la vittoria, e l’ultimo non è meno onorevole del primo
· che essi sono profondamente connessi con tutto ciò che vive
· che sono uno con tutti gli esseri
· che non sono mai separati da Dio
· che vivono in un mondo di magnifica abbondanza, dove c’è abbastanza di tutto per tutti
· che si riceve molto di più condividendo che accumulando
· che non è richiesto loro di essere o di fare nulla per qualificarsi per una vita degna e soddisfacente
· che non è necessario competere con nessuno
· che non saranno mai giudicati
· che non devono preoccuparsi di fare sempre tutto bene
· che non devono cambiare nulla né “migliorare” per essere belli e perfetti agli occhi di Dio
· che conseguenza e castigo non sono la stessa cosa
· che la morte non esiste
· che Dio non condanna mai nessuno
· che non ci sono condizioni per l’amore
· che non devono preoccuparsi di perdere il vostro amore o quello di Dio
· che il loro amore, condiviso senza condizioni, è il più grande dono che possano fare al mondo
· che essere speciali non significa essere migliori
· che ritenersi superiori agli altri significa non vedere Chi Siete Realmente
· che la frase “la mia non è la via migliore, è soltanto un’altra via” ha un grande potere di guarigione
· che non c’è nulla che non possano fare
· che l’illusione dell’ignoranza può essere estirpata dal vostro pianeta
· che tutto ciò che gli esseri umani hanno bisogno è di essere restituiti a sé stessi, ricordando Chi Sono Realmente
Insegnate loro questo e avrete compiuto una grande opera.

Insegnate queste cose non con le parole, ma con le azioni. Non
discutendo, ma dimostrando, perché i vostri figli emulano ciò che voi
fate e diventeranno come voi siete.

Ora andate e insegnate queste cose non solo ai vostri figli, ma a tutte
le genti. Perché tutti i bambini sono vostri figli e tutte le nazioni
sono la vostra casa.

venerdì 25 gennaio 2013

Arrivare a casa con un bebè appena nato (parte 2)

Trovare la persona adeguata che ci sostenga durante il primo periodo in casa non è facile.
Deve essere capace di osservarci senza giudicarci, e poter "uscire di scena" per agire solo come "facilitatore" del vincolo che stiamo creando tra madre e figlio. Non importa che facciamo le cose per bene, l'importante è che abbiamo il "via libera" per l'incontro con il nostro essere più profondo, per cui con l'esserino che è appena nato. 
Le persone che ci sono accanto devono avere fiducia nel fatto che ogni relazione incontrerà la sua modalità, e possono aiutarci dicendoci che se ascoltiamo i messaggi dell'anima e seguiamo il nostro più intimo credo, troveremo il modo per incontrarci con nostro figlio.
 Queste persone sostenitrici devono compiere il ruolo di protettori del duetto e allo stesso tempo di guardiani. La contraddizione appare quando le persone a noi più vicine, e a volte il nostro partner, si converte in nemico dentro casa.
Per paura, o per mancanza di conoscenze, o per seguire ragioni esterne per non sbagliare, non credono alla naturalezza con cui ognuna di noi connette con il bebè,

sabato 1 settembre 2012

Arrivare a casa con un bebè appena nato (parte I)

Una volta superata la maggiore "scena temuta" che si è accaparrata la nostra attenzione durante vari mesi, cioè una volta che siamo passate per il parto, e secondo le gentili attenzioni o i maltrattamenti che abbiamo ricevuto, e la qualità dell'incontro che siamo riuscite a sperimentare con il nostro bebè, apparirà la seguente "scena temuta", che è il ritorno a casa. Ci troveremo con un bebè in braccio e un infinita lista di consigli dei medici e di altre persone. Ma la grande domanda che ci poniamo è: cosa farò con questo piccolino quando non riusciremo a calmarlo e non abbiamo nessuno di fiducia a cui chiedere aiuto?

Se siamo al primo figlio vale la pena sapere che "il peggio" non è il parto, ma quello che viene dopo! E non dico per incutere terrore, anzi al contrario perché possiamo prevedere che l'assistenza fisica ed emozionale è imprescindibile durante il puerperio!

Una madre non dovrebbe mai essere sola con un bebè in braccio. Tutte le madri puerpere hanno bisogno di compagnia e sostegno per sommergersi nelle sensazioni oniriche della fusione emozionale con il bebè.

Oggi giorno, soprattutto nelle grandi città, non si conta con una comunità di donne che ci sostenga, ci aiuti, e ci avvicini alla conoscenza e all'esperienza delle donne anziane.A volte non contiamo neanche sulle nostre sorelle o zie, o semplicemente non le consideriamo delle referenti valide all'interno delle nostre ricerche personali.

Che tipo di compagnia abbiamo bisogno? Sicuramente la presenza

lunedì 18 giugno 2012

Vantaggi del co-sleeping: dormire con i nostri figli


Quali sono i vantaggi di tenere il nostro bebè a letto con noi?
I vantaggi del co-sleeping si devono considerare sempre se siano una scelta di ambo i genitori e se si pratica seguendo le misure di sicurezza.
Il vantaggio principale consiste nel fatto che il bebè saprà che sarai lì, e potrai rispondere emozionalmente e psicologicamente in maniera molto beneficiosa. I bebè allattati popperanno più frequentemente senza disturbare il sonno della madre ed inoltre dormirete tutti di più rispetto al caso di bebè allattati che dormono soli. I bebè si svegliano molto più frequentemente, però durante meno tempo che non se dormissero separati, il che suppone, al meno in teoria, più quantità di energia per crescere. 

venerdì 15 giugno 2012

I bambini ed il diritto alla verità: la verità è liberatrice e apporta fiducia

Facilitare i vincoli
Può risultare un compito difficile dare permanentemente spiegazioni ai bambini, senza dubbio però facilita i vincoli. Poco a poco converte i bambini in esseri che accompagnano con fluidità le decisioni e le necessità dei genitori, poiché ne capiscono il senso. Con il passar del tempo le spiegazioni saranno più corte e precise, dal momento che il bambino comprenderà i concetti di tempo e di spazio. Il bebè ha bisogno ogni giorno delle parole della madre che servono da intermediarie in assenza o di fronte ad ogni situazione nuova. Infatti un bambino di tre anni che gestisce spigliatamente il linguaggio verbale, "già sa" che quando la madre dice "vado a lavorare", ha tutto il senso che gli è stato dato con molte parole piene di significato durante questi tre anni.

Alla ricerca della propria verità
La verità sempre va preceduta dalla parola "io". Perché la verità è personale, corrisponde a ciò che mi succede, quello che sento, quello che desidero.

martedì 12 giugno 2012

I bambini ed il diritto alla verità: la verità interna

La Verità interna
L'amore è il centro della nostra vita, e la verità è l'asse della comunicazione. Di fatti "parlare con il cuore" è dire la verità interna. La verità interna trasmette ciò che mi succede, ciò che sento, che desidero, che temo.
Se siamo capaci di guardarci dentro senza pregiudizi, se ci connettiamo semplicemente con ciò che ci succede, senza valutarlo come buono o cattivo, allora ci staremo relazionando con la nostra verità interna, che è l'espressione dell'anima.

domenica 10 giugno 2012

I bambini ed il diritto alla verità: la verità esterna.


Tutti gli esseri umani hanno la stessa capacità di comprensione dal primo giorno del concepimento fino al giorno della morte.
Lo disse molti anni fa la pediatra e psicoanalista  francese Francoise Dolto. La comprensione non deve essere dimostrata con una risposta verbale, infatti i bambini piccoli non possono utilizzare il linguaggio verbale, ma questo non significa che no lo comprendano.


La verità esterna
Perché è necessario parlar loro? Perché la verità concreta, detta con parole organizza la comprensione dei bambini e costruisce la struttura emozionale del sostenuta dalla logica.
Le parole con senso logico sono mediatrici tra i bambini ed il mondo. A differenza di degli adulti

venerdì 8 giugno 2012

Cos'è un Mei Tai


Il mei tai è un tradizionale porta bebè asiatico.
Mei significa portare sulle spalle e Tai cintura o banda.
Tradizionalmente il Mei Tai cinese era un pezzo di stoffa quadrato o quasi un quadrato, con cinghie non imbottite parallele che emergevano dai lati di ciascun angolo. Era garantito portare tutte le strisce assieme e con una torsione e con le estremità nascoste.

domenica 4 marzo 2012

Importanza della fase "in braccio"

Noi esseri umani siamo primati portati, cioè siamo fatti per essere portati in braccio.
Dalle origini dell'uomo si è sempre portato i bebè in braccio o attraverso l'uso dei porta bebè. 
Siamo gli unici esseri viventi capaci di spostarci da soli all'età di nove mesi circa. Un gattino appena nato riesce a muoversi fin verso sua madre dopo appena 14 giorni dalla nascita, un vitello immediatamente alcuni minuti dopo la nascita è già capace di camminare.
Infatti, evolutivamente parlando, l'essere umano nasce prematuro: quando arriva al mondo non è capace di spostarsi da solo e le sue necessità basiche devono essere soddisfatte. Così i bebè cercano e desiderano ardentemente la presenza di sua madre, assicurandosi che le sue necessità verranno immediatamente soddisfatte.

domenica 15 gennaio 2012

Il pianto del bebè ... e della mamma

Il seguente testo è la traduzione di parte di un video realizzato da una grande scrittrice argentina, Laura Gutman.

"Durante milioni di anni, noi bebè appena nati abbiamo mantenuto uno strettissimo contatto corporale con le nostre madri e anche se negli ultimi secoli veniamo privati di questa incalcolabile vivenza, ogni nuovo bebè che nasce spera di trovarsi in questo stesso luogo, nelle braccia di sua madre.

sabato 7 gennaio 2012

Il tuo bebè dorme tutta la notte?

Molte volte mi è capitato, e tutt'ora capita, ricevere questa domanda ed io ho sempre risposto felicemente: 
"Si, mi considero una mamma davvero fortunata. Dorme tutta la notte di seguito, in media 12 ore. Certo, poi si sveglia ogni due per fare la sua poppata!"
A quel punto la gente sgrana gli occhi e mi guarda allibita. Allora io sono solita rispondere che questo è normale per un bambino sano!